Che te ne fai dei buffer?

Hai mai avuto la sensazione che collegando la tua pedaliera il suono della chitarra diventi improvvisamente “cupo”, come se avessi steso una coperta sopra il cono dell’amplificatore, il colpevole è la perdita di segnale.

Ecco tutto quello che devi sapere sui buffer: gli eroi invisibili (e spesso incompresi) della catena del segnale. Ci sono ovunque nei pedali di marca e spesso sono la chiave del sound, rendendolo più stabile e molto, molto meno incontrollabile. C’è a chi piacciono e chi non li sopporta, ma purtroppo per noi sono fondamentali e no, fare uno splitter/looper senza non è una bella idea.


Cos’è un Buffer e a cosa serve?

Immagina il segnale della tua chitarra come un corridore. Ogni centimetro di cavo e ogni pedale spento (se è True Bypass) sono ostacoli che deve superare. Più lunga è la strada, più il corridore si stanca, perdendo soprattutto le frequenze alte.

Il Buffer è un circuito elettronico che prende questo segnale “debole” (ad alta impedenza) e lo trasforma in un segnale “forte” (a bassa impedenza), capace di attraversare metri di cavi senza perdere brillantezza e definizione.

Trasparenza: Il Buffer colora il suono?

In teoria, un buffer perfetto dovrebbe avere un guadagno unitario (1:1): entra 100, esce 100. Deve essere trasparente. Tuttavia, nessun circuito è neutro al 100%. Molti chitarristi percepiscono il ritorno delle alte frequenze (che prima andavano perse) come una “colorazione”, ma in realtà è solo il recupero del suono originale dello strumento.


Posizionamento e Strategia

Dove metterlo?

  • Inizio catena: È la posizione standard. Protegge il segnale subito dopo la chitarra.
  • Fine catena: Utile se hai molti pedali o cavi molto lunghi che vanno all’amplificatore.
  • Dual Buffer: Alcuni pedali (come l’Empress) offrono un buffer all’inizio e uno alla fine per una protezione totale.

Interazione con altri effetti: Il pericolo Fuzz

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, i Fuzz classici (Germanio) e i Wah vintage odiano i buffer. Se metti un buffer prima di un Fuzz Face, il Fuzz suonerà aspro e sottile.

Regola d’oro: Il Fuzz va sempre prima di ogni buffer.


Do & Don’t

DODON’T
Usalo se hai più di 5-6 metri di cavo totale.Non usarlo prima di un Fuzz vintage.
Mettilo all’inizio se hai molti pedali True Bypass.Non esagerare: troppi buffer in serie possono introdurre rumore.
Usane uno di qualità: un buffer scarso può suonare “finto” o metallico.Non ignorarlo se il tuo suono sembra “morto” a pedali spenti.

Tipologie: Standalone o nel pedale?

  1. Standalone: Pedali dedicati che fanno solo questo (es. JHS Little Black Buffer). Sono piccoli e spesso si nascondono sotto la pedaliera.
  2. Integrato (Buffered Bypass): Molti pedali famosi (tutti i Boss e gli Ibanez) hanno un buffer sempre attivo, anche quando il pedale è spento. Se hai un Boss in catena, hai già un buffer.

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Se decidi di aggiungere un buffer dedicato alla tua setup, ecco le opzioni più affidabili basate su qualità e prezzo:

TC Electronic BonaFide Buffer: Probabilmente il miglior rapporto qualità-prezzo. Ultra-compatto, totalmente analogico e con una funzione di sicurezza che diventa True Bypass se salta la corrente. Lo metti dove vuoi, ma ricorda che di base è un pedale sempre acceso, il led fa fede, e sarà sempre con te nel sound. Se cerchi un pedale da attivare alla bisogna, magari perché hai una chitarra ad alta impedenza e un bel fuzz d’epoca, non fa per te. Passa oltre. A meno di non aver un looper.

JHS Little Black Buffer: Semplice, minuscolo e indistruttibile. Non ha tasti, lo colleghi e lui lavora nel silenzio più totale. Il costo non è da poco, purtroppo, ma JHS non mente e, cosa notevole, è configurato in modo tale da poterlo piazzare sotto le assi della pedalboard e non occupare così spazio inutilmente, Vale la regola: se va via la corrente, il buffer è l’ultimo dei tuoi problemi in una catena non completamente true bypass e se non sei un maniaco del clean.

Mosky Pure Buffer: L’opzione budget. Costa pochissimo ed è sorprendentemente efficace per chi vuole provare l’effetto del buffer senza spendere una fortuna. Per me, però, vince su tanti altri perchè è minuscolo, Occupa praticamente lo spazio di una pila o poco più. Soluzione buona per pedaliere affollate.

Fender Level Set Buffer: Ottimo se cambi spesso chitarra (es. da Single Coil a Humbucker), perché permette di regolare anche il livello di uscita senza alterare il tono. Non propriamente un buffer, visto che ha le manopoline, ma se sei uno che vuole portarsi dietro una Telecaster per fare il cafone, una Stratocaster per il bluesettino e una Solar per fare il cafone ma con la prostata ancora in ordine o con le tette non ancora da rifare, beh, fa comodo.

Empress Buffer+: La scelta professionale. Include un boost variabile, un’uscita per l’accordatore e filtri per pulire il rumore di fondo. Non me ne abbia la Empress, ma io quella cifra a uno che suona in saletta e nella jam session al pubbettino non la posso consigliare. Il pedale fa un lavoro egregio, ma solo per i professionisti. Il test è facile: se il pedale si ripaga in 1 mese sei un pro, entro i 6 mesi sei un semipro, entro 12 mesi sei uno che poteva risparmiare quei soldi e spenderli in qualcosa di utile. Se hai sforato i 12 mesi, beh, sei il tipo che lo ha comprato e lo flexa su insta con zero like.


    Verdetto finale

    Il buffer non è un “effetto” che senti col cuore, ma uno strumento che senti con l’orecchio critico. Se la tua chitarra suona meglio collegata direttamente all’ampli rispetto a quando passa per la pedaliera spenta, hai bisogno di un buffer.